Cumiana

" Quella bella conca ridente di Cumiana,
col suo semicerchio di monti boscosi,
coi suoi poggi coronati di chiesuole,
colle sue borgate che fan capolino fra le macchie..." (E.De Amicis)

 

Così viene descritto il territorio di Cumiana da Edmondo De Amicis nel suo "Alle porte d'Italia". Ci troviamo nella valle del Chisola, dal nome del corso d'acqua principale la cui sorgente è posta a quota 1140m alle pendici del monte Freidour. Il Comune si trova a sud ovest di Torino ed è delimitato a ovest dalla Val Lemina e dal vallonedel Grandubbione (Pinasca), a nord dalla Val Sangone, a sud dalla Val Noce, a est si estende sulla pianura pinerolese.
Partendo proprio dalla Motta, il borgo antico e centrale di Cumiana, è possibile raggiungere frazioni e borgate attraverso i vecchi percorsi di collegamento con il centro paese, salire verso i monti e lasciare che lo sguardo si perda immaginando la storia millenaria.
Un territorio racchiuso in un anfiteatro naturale, ricoperto di boschi solcati da numerosi rivoli di acqua purissima, dove ancora è possibile scorgere i segni indelebili che uomini e donne hanno lasciato nell’ambiente e nel paesaggio, testimonianze vive di una storia che in momenti diversi ha segnato profondamente la vita della comunità.
Un luogo da conoscere, da gustare, da percorrere immergendosi scoprendo l’inatteso.

Nel secolo VIII d.c. i Longobardi occupavano le terre subalpine e secondo la tradizione storiografica i confini ad ovest di Torino erano posti alle Chiuse valsusine e certamente gli sbocchi vallivi del Sangone, Chisola e Lemina ricadevano nella ipotetica linea di confine che proseguiva verso sud.

Di fatto Cumiana apparteneva, insieme con Giaveno, Chiusa di S.Michele e valle del Chisone al ducato di Torino avamposto del regno Longobardo.

Dopo la conquista Franca del regno Longobardo nel 774 compaiono in Italia nuovi insediamenti di franchi, burgundi, bavari e alamanni. I primi abitanti ivi conosciuti, infatti, sono una coppia di immigrati alamanni, Teutcario e la moglie Ricarda, che vi giunsero attraversando le Alpi più di dodici secoli fa al seguito delle truppe di Carlo Magno.

Il più antico documento in cui è menzionata Cumiana (“Quomoviana”) risale all’810, la cosidetta “donazione di Teutcario”, che costituisce l’atto di donazione al monastero della Novalesa degli ampi possedimenti dal suddetto detenuti nel luogo. 

Nel 1242 passò sotto i domini dei Savoia che ebbero la necessità strategica di avere maggiore controllo degli sbocchi vallivi sulle pianure ed il potenziamento di castelli e la fortificazione di borghi accompagnò l’espansione territoriale dei conti. Comincia così l’epoca delle castellanie e si inizia a documentare la vita del paese, per garantire l'autonomia comunale vengono redatti gli Statuti, regole proprie della comunità composti da 84 articoli, approvati da Tommaso III di Savoia il 4 ottobre 1272.

Il 25 agosto 1366, nel giardino del castello di Pinerolo, Aimone di Savoia, dominus Combaviane, vendette per 10000 fiorini d’oro a Termignone Canalis, appartenente a una ricca famiglia di provenienza astigiana, il castello e il luogo di Cumiana con tutte le giurisdizioni. Seguirono poi anni burrascosi per tutto il Piemonte a causa delle guerre intraprese dalle potenze europee per la conquista dei territori italiani. Cumiana ne subì anch’essa le sofferenze e i tormenti per le numerose richieste provenienti dagli eserciti di passaggio.

Nel settembre del 1693 Vittorio Amedeo stabiliva il suo quartier generale al castello della Marsaglia con l'intento di avanzare su Pinerolo, roccaforte della Francia in Piemonte. Il 4 ottobre si consumò, in una regione molto vasta, da Orbassano a Tavernette, da Cumiana ad Airasca l’epica battaglia della Marsaglia. Lo scontro fu durissimo, l'urto fu sostenuto coraggiosamente alla pari da entrambe le parti ma il Generale Catinat, al comando delle truppe francesi, ebbe la meglio riportando una vittoria tanto completa quanto clamorosa mentre Vittorio Amedeo si ritirò a Moncalieri dopo aver firmato nel castello della Marsaglia l’atto di resa.

In seguito alla morte della regina Anna Maria il 12 agosto del 1730, nella Cappella Reale di Torino Vittorio Amedeo sposò Anna Carlotta Teresa Canalis, vedova del conte Novarina di S.Sebastiano, con un matrimonio morganatico dopo aver ottenuto il permesso da Papa Clemente XIII e come dono di nozze la creò marchesa di Spigno, paese del Monferrato che era stato un feudo del Sacro Romano Impero, acquistandolo da Carlo VI d’Asburgo per 350.000 fiorini.

Nel frattempo l’unico conte Canalis, Giacinto, sposò (1764) la contessa Giulia Alfieri di Cortemilia, sorella di Vittorio Alfieri insigne scrittore, dalla quale ebbe quattro figli con i quali si concluse la signoria su Cumiana.

Nel 1864 il conte Luigi Saverio Provana di Collegno acquistò il castello situato nella frazione Costa antico maniero dei conti Canalis.

Nel secolo scorso i tragici eventi della Seconda guerra mondiale segnarono profondamente la comunità cumianese, diversi furono i momenti di tensione, già dall'autunno del 1943 alcune bande partigiane si rifugiarono nelle montagne ed i vicini collegamenti con la val Sangone e la val Chisone permettevano loro rapidi spostamenti. Per contenere le continue azioni partigiane, all'Istituto Agrario Salesiano delle Cascine nuove furono acquartierati reparti delle SS italiane. A seguito di una di queste scorrerie la rappresaglia non si fece attendere, vennero date alle fiamme le case della piazza Vecchia, luogo dello scontro, e il 3 aprile 1944 cinquantuno civili vennero trucidati dalle SS italiane e tedesche del VII battaglione Waffen Miliz presso la cascina Riva di Caia.

In riconoscimento delle sofferenze vissute e del coraggio dimostrato da tutti i cittadini, Cumiana fu insignita della medaglia d'oro al Merito Civile il 6 luglio 1969.

Borgo della Motta

CHIESA DI SANTA MARIA DELLA MOTTA 

La parrocchiale di Santa Maria si eleva maestosa sull'altura della Motta, nel centro di Cumiana, mostrando le sue linee barocche, il grandioso coro e l'elegante campanile alle diverse strade che conducono al paese.

La fondazione della chiesa è dichiarata antichissima già nel 1407 in un atto dei signori del luogo, i Canalis. In effetti sul territorio di Cumiana, donato dall’Alamanno Teutcario all'abbazia di Novalesa nell’anno 810 d.C., i monaci benedettini stabilirono ben presto una prevostura, che ressero fino al XIV secolo, quando avvenne il passaggio alla diocesi di Torino. 

Dedicata alla Natività di Maria, la chiesa è a pianta ellittica e di struttura massiccia, si distingue per l’ampiezza: fra le chiese ovali del Piemonte è la più grande dopo quella di Vicoforte.

La chiesa antica doveva avere notevoli dimensioni: a tre navate, con soffitto a volta, cappelle nelle navate laterali, coro e sacrestia. Restauri e modifiche si susseguirono fino alla metà del XVIII secolo, quando Giovan Battista Morari, architetto torinese, progettò la nuova opera ma sarà il figlio, Felice Nicolao, a realizzare il grandioso edificio barocco attuale, in uno stile ispirato ai modelli di Filippo Juvarra (Basilica di Superga) e di Ascanio Vitozzi (Santuario di Vicoforte). I lavori iniziano nel 1771 per terminare nel 1784 e sono finanziati in gran parte dai fedeli. Nel 1833 venne affidato all'ingegnere Gaetano Lombardi il rifacimento della zona presbiteriale e absidale per uniformarli al nuovo corpo centrale. L’altare maggiore di marmo bianco e verdastro risale al 1838, il presbiterio coperto da cupola circolare ha ai lati due tribune sostenute entrambe da due colonne doriche.

Sopra il portone di ingresso, situato su una tribuna lignea, si trova l’imponente organo del Collino realizzato negli anni 1843-1844 composto da circa 1700 canne e dotato di sei mantici.

Il campanile alto, elegante, coperto da una cuspide in rame, realizzato nel 1776 è citato tra i più belli: “A Cumiana j’è ‘n bel ciochè c’a fa stupì tuti i furestè ”.

CONFRATERNITA DEI SANTI ROCCO E SEBASTIANO

La chiesa della Confraternita dei Santi Rocco e Sebastiano è posta frontalmente alla parrocchiale di S.Maria della Motta, in posizione elevata, davanti ad un bel piazzale coperto di sterni. Sorge nello stesso luogo in cui preesisteva sicuramente fin dal 1550 una cappella dedicata ai Santi Rocco e Sebastiano. 

La Confraternita, nata negli anni successivi alla grande peste del 1630, inizialmente possedeva un piccolo oratorio per officiare e per via di un sempre crescente numero di confratelli e consorelle si sentì la necessità di avere a disposizione una chiesa più ampia. Nel 1719 i confratelli stipularono una contratto con “Mastro Battista e Steffano fratelli Bottani luganesi habitanti nella città di Pinerolo et il signor Andrea Rosso anche luganese" per la costruzione di quello che i documenti nominano come il “Sancta Sanctorum”, probabilmente l'intero corpo della chiesa che venne ultimato nell’agosto dello stesso anno.

L’interno è costituito da una principale navata ellittica longitudinale sostenuta da otto pilastri sormontati da archi che si collega al coro ad ellisse trasversale tramite uno spazio molto schiacciato delimitato in alto da una volta toroidale. Sui lati di questo ambiente più ampio si aprono due simmetriche ali laterali suddivise ciascuna in sei spazi coperti da piccole volte a vela. Infine ad opera del Collino intorno agli anni venti dell’800 venne fatto costruire l'organo collocato sopra il portone d’ingresso, uno dei primi strumenti di pregiata fattura realizzati dalla famiglia organara piemontese. 

PALAZZO CANALIS, GIÀ CASAFORTE DELLA MOTTA 

La costruzione era molto antica, collocata in posizione strategica, protetta naturalmente dal torrente Chisola e presumibilmente collegata all’esteso sistema fortificato del Basso Pinerolese. Era formata da una casa, detta Palazzo, con corti, giardino e peschiera, fu casaforte dei Canalis che avevano il diritto di esigere un pedaggio sulla vicina strada che conduceva a Giaveno e Pinerolo. Dalla prima metà del Seicento il palazzo fu abitato da Giorgio Andrea Canalis, gentiluomo ordinario di camera, capitano di cavalleria, governatore della città di Chieri, e dalla consorte Ester di Saluzzo-Paesana. Nel 1723 l’abate cumianese Francesco Antonio Canalis, elemosiniere del re sabaudo, vendette il possedimento al rettore del Collegio dei Nobili di Torino, padre Ignazio Saraceno, il quale ne fece casa di vacanze dei Gesuiti per i convittori del Collegio. In seguito, fu casa natale di Domenico Berti e sede del Comune, conosciuto poi come Ospedale San Giuseppe per via della sua destinazione a ospedale-ricovero, a partire dal 1835.

Il Palazzo della Motta inglobava un torrione quadrato posto ad oriente e strutture sotterranee, tra cui un pozzo raggiungibile da uno stretto cunicolo, e la bealera che alimentava i mulini dei Canalis un tempo di pertinenza dei Principi di Savoia-Acaia.

L’attuale edificio è sede del distretto di medicina generale.

IL PALAZZO COMUNALE

Nella metà del Settecento i Gesuiti decisero di costruire una nuova casa su terreno di loro proprietà più grande rispetto a quella da essi già posseduta. Tale sito era contornato da cinte di mura, le quali, al principio dell’ottocento, con l'acquisto del palazzo da parte del comune, vengono eliminate dal lato della parrocchia in concomitanza con altri lavori.

Nell'anno 1761 sulla ferveva il cantiere del nuovo edificio fatto costruire da Padre Rovero. I lavori per la nuova sede vennero interrotti per alcuni anni e poi ripresi con il nuovo rettore, Padre Fassati, che li portò a termine poco prima della soppressione dell'ordine gesuita, nel 1773.

Dalla relazione del conte Provana di Collegno si apprende che il nuovo collegio, divenuto proprietà nazionale, passò a dei privati al tempo dell'invasione francese, quindi fu acquistato dal Comune nel 1816 per farne la propria nuova sede, destinando il resto dell'annesso terreno a piazze, vie pubbliche e alla nuova Ala del mercato.

Viene consultato l'architetto Filippo Ghigliani, il quale, nel giugno del 1817, fornisce le piante dei due piani dell'edificio, con annessa relativa relazione sulle opportune modifiche da effettuare per poter ospitare le segreterie, le sale delle adunanze, gli archivi, ma anche gli alloggi del segretario di comunità, della brigata dei Carabinieri Reali, dei maestri, nonché due classi di scuola. 

L’attuale edificio rispecchia ancora gli spazi originali ma adattati alle nuove esigenze.

 

 

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