Prarostino

Il comune di Prarostino si trova nella fascia pedemontana, alla confluenza della val Chisone e della val Pellice. Il territorio del comune si estende in zona collinare e montuosa, variando quindi da un'altezza di 450 m s.l.m. (Prustin da val) ad un'altezza di circa 1.100 m (Prustin da munt). La frazione capoluogo, San Bartolomeo, è situata a 738 m s.l.m. Sul territorio comunale sono presenti numerose borgate minori, tra le quali Borgata Gay, Borgata Ser e i Piani.

Anche per Prarostino, la prima citazione certa risale ad un documento della contessa Adelaide dell' 8 settembre 1064 che prevede un atto di donazione a favore della Abbazia di Santa Maria di Pinerolo. In quell'atto che costituisce l'Abbazia di Santa Maria e praticamente fonda Pinerolo, Adelaide, "ego Adelegida, Christi misericordia comitissa", stabilisce "haeredem quadam ecclesiam constructam in territorio vici Pinarioli, consectram in honorem sanctae Dei Genitricis Virginis Mariae" legandole una lunga serie di proprietà. Molte terre del pinerolese hanno così, in questo elenco, una delle loro prime registrazioni ufficiali: per il nostro Comune, la citazione è nella frase: "....harum autem omnium villarum medietatem, subscriptarum vero integritatem, id sunt valle S. Martini, Petrosae, Poggio Odonis, Prati molli, Villaris Aldini, Padernonum, Famolasca...". Si veda come profondamente diversa appaia la grafia rispetto all'attuale denominazione. Del resto, le stesse trascrizioni manuali erano ben spesso infedeli: la collazione con altre 15 redazioni note del documento adelaidino ci dà ancora almeno 6 diverse stesure del nome: Vilare Aldini (8 casi), Villari Aldini (1 caso), Villaris Aldini (3 casi, identici dunque al testo quì citato, nella trascrizione di Carlo Cipolla), Villaris Arduini (1 caso), Villare Odini (1 caso). Quindici anni dopo, il 17 dicembre 1079, un altro documento ci parla di Prarostino, e il nome appare registrato ancora con una diversa grafia. Il testo è quello con cui Littone ed Ottone fratelli, del fu Opizzone, e Berta moglie di Littone promettono e si obbligano formalmente di lasciare in pace e non inquietare il monastero di Santa Maria di Pinerolo nel pacifico possesso del luogo di Miradolo e di Prarostino: "...ullam modestiam facere nominatiue de quandam corte qui miradolum uocatur, atque de uno alio (loco) qui uillare endini nominatur ". Dobbiamo arrivare al 18 aprile 1122 (o 1123) per ritrovare Prarostino in un nuovo documento. Si tratta questa volta della bolla con cui Bosone, vescovo di Torino dona le chiese di San Donato e San Maurizio in Pinerolo, e ne conferma altre, nell'Abbazia di Pinerolo. Il passo che interessa è il seguente: "... concedo atque dono a presenti die predicto monastero Sancte marie ecclesiam sancti donati atque Sancti mauricii loco pinarioli sitas et ecclesias loco miradoli constructas castro uel uilla atque ecclesiam uillaris aldini tereneque ecclesiam ac ecclesiam prati mollis..." Il 13 maggio 1139, papa Innocenzo II confema "dilectis filis Dalmatio abbatj Monasterji Sancte Marie pinariolensis eiusque fratribus tam presentibus quam futuris regulariter substituendis in perpetuum" i privilegi dell'Abbazia: "...presenti enim decreto statuimus. ut quecumque possessiones. quecumque predia. et quecumque bona eidem pinariolensi [monasterio ab adeleida comitissa uel ab] alijs quibuslibet fidelibus de suo iure collata sunt uel concessa... videlicet totum castrum pinarioli et uillam cum ecclesijs sancti donati et sancti Maurici. medietatem de ferruciasco. mansum de [ro]uore,[to. Valle del Iemina. Miradolium cum ecclisijs] et alijs pertinentijs suis. Villare eudinum cum ecclesia. Uillam cum dicitur portas Turinam. Malam mortem. pratum molle. Uillaretum pinoascam.... confirmamus ut nullus taurinensis episcopus, uel mediolanensis archiepiscopus unquam quolibet ingenio uie qualibet arte eidem monasterio aufferre aut uellere [prefat]as ecclesias, nisi per communem utilitatem totius episcopatus. nullatenus excommunicare presumat". Ancora tre documenti praticamente coevi al precedente citano Prarostino, e la grafia risulta essere la seguente: "Villaris Aldini" in una bolla datata 12 maggio 1140, con cui papa Innocenzo II conferma al Monastero di Santa Maria di Pinerolo le chiese del medesimo possedute. "Villaris Eudini" nella conferma in data 29 novembre 1130 di Arberto vescovo di Torino, circa "le chiese ed i privilegi del Monastero di Santa Maria di Pinerolo, con riserva di alcuni diritti vescovili". "Uillararis eudini" nella successiva riconferma del 10 aprile 1144 di Oberto, vescovo di Torino, in merito alle chiese ed i privilegi del monastero di Santa Maria di Pinerolo. Solo il 3 aprile 1513 troviamo una prima grafia ("Podio Rustino") che si avvicina di più all'attuale; ma anche successivamente essa è ancora a lungo incerta: "Prarustin, Pra-rustin, Prérustin, Praustin, Prarusting, Péroustin...".

Chiesa Cattolica di San Bartolomeo

Le prime notizie circa l'esistenza di una chiesa cattolica a Prarostino si hanno dal documento con cui la contessa Adelaide nel 1064 costituisce l'abbazia di Santa Maria legandole una lunga serie di proprietà tra cui il territoriale di Prarostino. La chiesa sorgeva allora un poco più in alto dell'attuale costruzione, nella località che viene tuttora indicata come "La Cappella" e comprendeva anche la casa parrocchiale ed il cimitero. Nell'anno 1568 la chiesa era diroccata. L'attuale chiesa è stata eretta nel 1744 in onore di San Bartolomeo (che ha dato il luogo al capoluogo di Prarostino) per volontà di Carlo Emanuele Re di Sardegna. Costruita in stile barocco conserva al suo interno una serie di pregevoli tele che testimoniano, tra l'altro, l'avvicendarsi di diversi ordini monastici che hanno retto nel tempo la parrocchia di San Bartolomeo.

Tempio Valdese di Roccapiatta

In posisizione isolata rispetto all'abitato dei Rostagni, capoluogo dell'ex comune di Roccapiatta, sorge l'interessante tempio Valdese di Roccapiatta. Non si hanno notizie precise riguardo alla sua prima costruzione che si presume sia avvenuta fra il 1592 ed il 1594 durante l'occupazione francese del comandante ugonotto Lesdiguieres. Nel 1655 il tempio fu danneggiato durante le tristemente famose "Pasque Piemontesi" ad opera delle truppe del Marchese di Pianezza. Il 12 aprile 1686, venerdì santo, il tempio di Roccapiatta ospitò un avvenimento decisivo per la storia valdese: i delegati delle valli, spronati da Enrico Arnaud, scelsero di resistere con le armi al decreto del duca Vittorio Amedeo II che ordinava la consegna delle armi, l'accesso ai missionari e permetteva l'espatrio previa vendita dei beni. Dal 12 al 21 aprile le riunioni si susseguirono a ritmo serrato per organizzare la difesa contro l'immancabile repressione ducale. Tra il 22 ed il 23 aprile le truppe, al comando di Gabriele di Savoia attaccarono la zona, travolsero ogni resistenza e distrussero il tempio. I superstiti dovettero subire la prigionia e quindi l'esilio in Svizzera e Germania. Nel 1689 (Glorioso Rimpatrio) i valdesi ritornarono dall'esilio con un'epica impresa, ma solo nel 1700 il tempio poté essere ricostruito per essere poi grandemente danneggiato nel 1744 da una nevicata. Dopo varie vicissitudini burocratiche, nel 1756 il tempio, drasticamente ristruttturato o, forse, completamente ricostruito, venne nuovamente inaugurato. Altri interventi conservativi furono eseguiti nel 1851 e 1921. Il tempio, a pianta rettangolare, ha un pavimento formato di lastre di pietra squadrate. Davanti al pulpito, su alcune di queste pietre si possono leggere delle iscrizioni che testimoniano che quì furono seppelliti dei personaggi importanti, in maggioranza ufficiali protestanti stranieri al servizio dei duchi di Savoia e dei re di Sardegna.

Tempio Valdese di San Bartolomeo

Anche se il tempio attuale fu costruito solo molto più tardi si hanno notizie di un locale di culto valdese a San Bartolomeo fin dal 1692 anche se le notizie lo descrivono come una semplice capanna con il tetto di paglia. Già nel 1724 la paglia viene sostituita con delle lose e questo crea problemi con le autorità che, nel clima di intolleranza religiosa di quegli anni non permettevano costruizioni di locali di culto stabili al di fuori dei confini stabiliti. La modestia della costruzione è comunque testimoniata dalle numerose riparazioni e ricostruzione che si rendono necessarie nei decenni seguenti a causa di danneggiamenti provocati da temporali, vento, nevicate. Negli anni 1828-1829, al termine di lunghe diatribe legali e burocratiche fu costruito l'attuale tempio. Si tratta di una costruizione rettangolare in muratura con l'ingresso sul lato lungo. Il pavimento è in legno e due scale, pure in legno, portano ad una galleria sopraelevata che si sviluppa su tre lati del tempio. Il pulpito e l'organo a canne si trovano sul lato lungo di fronte all'ingresso mentre i banchi per i fedeli sono disposti a semicerchio intorno al pulpito.

Faro della Libertà

Inaugurato il 18 giugno 1967, il "Monumento-Faro" ricorda con la sua ardita architettura i 600 partigiani dei 51 Comuni delle valli pinerolesi caduti nella lotta di liberazione. Progettato dagli architetti Roberto Gabetti ed Aimaro Isola, realizzato con vari contributi, l'apporto gratuito di ex-partigiani ed il dono del pietrame da parte dei cavatori di Bagnolo Piemonte, il monumento si presenta come una torre-traliccio, internamente praticabile, su pianta quadrata; realizzato in pietra greggia, è alto 15 metri, e termina con un terrazzino ed una stele metallica sormantata da un faro.
La località ha nella scelta due motivazioni determinanti: la posizione quasi centrale rispetto alle valli Chisone e del Pellice ed alla pianura, che fu scena di lunghe contrastate vicende della lotta partigiana, e l'essere esattamente la zona in cui si costituì il primo nucleo di resistenza armata nel pinerolese ed avvenne la prima cruenta azione di repressione.
Se dunque nel lugno avvicendarsi delle stagioni partigiane Prarostino e Roccapiatta ebbero sempre una parte di rilievo quale luogo di rifugio o di organizzazione, è soprattutto l'episodio del 1943 che, in questi "flashes" storici può essere ricordato.
Il 13 settembre 1943, a Talucco dov'erano convenuti i primi "sbandati" nel dissolvimento dell'esercito susseguente all'8 settembre, il capitano Gioacchino Matteis e Giuseppe Chiappero (un impresario pinerolese che morirà a Mauthausen) decisero che la zona di Prarostino - ove già si erano rifugiati con diversi uomini, i tenenti Arca e Sansone - presentava buone caratteristiche per concentrarvi i giovani che da più parti si avviavano alla resistenza. Malgrado alcuni pareri contrari, nacque così il gruppo di San Bartolomeo, contraddistinto con il numero 15. Con catene clandestine di collegamento, ed anche mediante ripetuti viaggi del camioncino di Chiappero (che esibiva documenti annonari contraffatti) le squadre di Prarostino furono tenute rifornite, con una certa regolarità, dei viveri necessari. Il rastrellamento di metà ottobre, che entra nella storia come il primo nel pinerolese, è originato dall'azione alquanto imprudente (e, al momento, in contrasto con gli ordini di non assumere iniziative fino a quando l'organizzazione e l'equipaggiamente l'avessero permesso) di alcuni partigiani che, scesi a San Martino, fanno prigioniero un soldato tedesco e lo portano all'accampamento senza, fra l'altro occultargli il percorso e l'ubicazione dell'accampamento stesso. L'impossibilità, di conseguenza, di procedere alla liberazione implica il duro intervento del comando tedesco. Il 17 ottobre, 500 militari salgono a raggiera a San Bartolomeo battendo la zona. I civili vengono raggruppati nel centro del paese; Matteis e Sansone, sorpresi nel sonno, sono messi al muro; da loro si vuole sapere dove sono dislocati i "ribelli", rifugiatisi intanto nelle zone alte circostanti. L'azione si chiude a sera, con la morte di Sansone e l'imprigionamento di Matteis e della moglie che saranno richiusi nelle "nuove di Torino". Il giorno successivo, una serie di incendi appiccati dai "rastrellatori" distrugge case e baite della zona. Da Pinerolo si vedono le colonne di fumo salire scure verso il cielo: è la prima testimonianza evidente d'una lotta che si snoderà tra piana e monti, per diciannove mesi.
Il monumento si trova al centro di una piccola area verde adiacente al Municipio e sovrasta un'altra zona che racchiude, all'interno di una siepe, il viale della rimembranza ed un rustico monolito in pietra sul quale sono ricordate le date delle guerre durante le quali Prarostino ha pagato il suo duro contributo di caduti nel corso del XX secolo.
Su di un altro monolito le parole: "Per la fede, la patria, la libertà" vogliono ricordare ed accomunare tutti i Prarostinesi che nel corso dei secoli sono morti per questi ideali.
Salendo sulla sommità del monumento "FARO" tramite una stretta scala, si accede ad un terrazzo dal quale è possibile ammirare uno stupendo panorama a 360° sulle Alpi occidentali e sulla pianura pinerolese. Un libro conservato in un apposito contenitore permette ai visitatori di apporre la loro firma a testimonianza della loro visita.

Museo della Viticoltura

Questo piccolo, originale museo, inaugurato il 5 ottobre 1986 si trova nel capoluogo San Bartolomeo ed è stato realizzato dall'Amministrazione Comunale di Prarostino e dalla Comunità Montana Pinerolese Pedemontana. Pur nelle sue ridotte dimensioni, ma in un ambiente originale e suggestivo, il museo illustra attraverso gli oggetti, le attrezzature ed i materiali usati da secoli, la dura vita, ma anche l'ingegnosità dei viticoltori della zona pedemontana piemontese. Fotografie, disegni e quadri sinottici completano l'arredo ed aiutano a capire. Esaminando in senso orario, gli oggetti esposti, si segue un percorso ideale che illustra il ciclo di lavorazione della vite: dal dissodamento della terra, all'innesto, alla potatura fino alla raccolta dell'uva. La seconda sezione illustra la vinificazione e la successiva conservazione del vino.
Tutti gli oggetti sono rigorosamente originali e sono stati raccolti presso donatori volontari di Prarostino e della Comunità Montana.

In data 03.10.2021 è stato inaugurato il murales ideato e realizzato dallo street artist prarostinese Fabio Petani.

Compagnia Balestrieri Roccapiatta

La Compagnia dei Balestrieri di Roccapiatta viene rifondata come gruppo folcloristico nel 1976, nell’ambito della Proloco di Prarostino, con l'intento di rievocare le antiche tradizioni.
Affinché i Balestrieri fossero ben padroni delle loro armi lo Statuto, scritto nel 1388, stabiliva una serie di regole sulla consegna delle balestre, sull'uso e sugli allenamenti che avevano il loro culmine con la manifestazione di tiro di San Lorenzo.
Fin dalla nascita della Compagnia viene disputato il Palio detto del Pappagallo, rievocazione storica che anticamente sanciva l’esonero del pagamento delle tasse per il vincitore del torneo.
Ogni anno si svolge la tradizionale Serata Medioevale. Nel buio rotto solo dalle fiaccole, il pubblico si immerge nei tempi passati attraverso la Porta del Tempo nel centro storico del paese.
All’interno si trovano giullari, damigelle di corte, maestri del fuoco ed antichi lavoratori. Salendo verso l’arena dei Balestrieri si potranno osservare gli stessi impegnati nel Palio del Pappagallo, la sfida notturna annuale tra le Borgate Prustin d’ amount (Prarostino di sopra) e Prustin d’ aval (Prarostino di sotto).
In questa occasione il gruppo dei balestrieri si divide nelle due fazioni, a seconda della provenienza e del sentimento di ciascuno.
Dal 3 maggio 1987, la compagnia è entrata a far parte della LITAB (Lega Italiana di Tiro alla Balestra Antica) con le compagnie di Assisi, Pisa, Terra del Sole e Ventimiglia. Ogni anno si disputa il Campionato Italiano LITAB che si svolge a turno nelle varie città. Prarostino ha organizzato questa manifestazione nel 1989, nel 1994, nel 2005 e nel 2016.
Attualmente fanno parte della LITAB,nella specialità di tiro con la balestra da banco, le compagnie di Amelia (TR), Assisi (PG), Chioggia (VE), Gualdo Tadino (PG), Iglesias (CI), Contrade di S.Paolino di Lucca,Montefalco (PG), Norcia (PG), Pisa, Roccapiatta, Terra del Sole (FC), Ventimiglia (IM), Volterra (PI).
La Compagnia ha conquistato il titolo Nazionale a squadre nei Tornei del 1993, 1999 e 2002. Tra i propri Balestrieri vanta 3 vincitori del Campionato Individuale: Enzo Avondetto nel 1991, Luciano Monnet nel 1998 e Fulvio Reale nel 2017.
Ogni anno, in vista del Campionato Nazionale di Tiro con la Balestra antica da Banco, i balestrieri, attualmente una ventina, si organizzano per svolgere al proprio interno una serie di gare di qualificazione che decretano i migliori 15 balestrieri che parteciperanno al Campionato.
Queste gare, oltre ad essere delle vere e proprie eliminatorie, consolidano il gruppo e, mettendo in palio dei premi per i primi in graduatoria, creano un giusto agonismo che fortifica la squadra.
Lo spettacolo viene arricchito dal rullare dei tamburi e dal colorato sventolare delle sbandieratrici, uno dei pochi interamente al femminile in Italia. Gonfalone e dame in costumi d’epoca valorizzano la sfilata.
La compagnia, oltre ad aver effettuato moltissime esibizioni in Italia, ha partecipato a diverse manifestazioni all’estero: Austria (Vienna), Ungheria (Vetzprem), Svizzera (Mont sur Rolle), Francia (Beauvais e Cordes).

Area camper

La costruzione dell'area camper di Prarostino fa parte del progetto Porti di Montagna realizzato dall'ATL in occasione delle Olimpiadi invernali 2006 di Torino e include 12 piazzole di sosta.
Il porto di montagna di Prarostino è stato inaugurato il 17 giugno 2006 in occasione dell'annuale Festa del Faro. Era presente una delegazione del Comune gemellato Mont Sur Rolle.

 

Pubblicato da Prarostino

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